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Che cos’è l’empatia?

Che cos’è l’empatia?

26 luglio 2018253Views

L’empatia è una qualità molto importante che ci permette di vedere il mondo attraverso altri occhi, spesso molto diversi dai nostri. Eppure non è semplice raggiungerla. Potremo definirla la stoica impresa di uscire dalla nostra dimensione egocentrica, di mettere da parte il nostro sé preponderante e metterci, in modo figurato, nei panni di qualcun altro, nella sua esperienza, nei suoi “affari”: nella sua condizione. Dunque, che cos’è l’empatia?

Tutto qui? L’empatia è un trascendere la nostra condizione per raggiungere quella di un’altra? Forse non solo questo. Proviamo a guardare una persona diritta negli occhi. Poniamo che questa sia donna, alta, longilinea con i capelli biondi e gli occhi chiari; poniamo che abbia un vestito appena sopra il ginocchio a mezze maniche di un verde sgargiante. Empatizziamo. E’ molto probabile che il primo sentimento ci consegna un’immagine di una donna come tutte le altre, semplice, “normale” eppure l’empatia è altro, non è il giudizio.

Il passaggio è scavare nelle parti ovvie e cercare le parti meno ovvie della nostra esperienza. Andare oltre l’ovvio significa vedere oltre l’apparenza. Quella donna “normale” ha dei sentimenti, sta dicendo qualcosa (non per forza a voce alta!), e l’empatia non è altro che:

entrare nella sua esperienza.

E se non si prova nulla? E se l’empatia non mi tocca? Non si è disumani per questo. La sfida di entrare nella mente di un’altra persona non ha un esito scontato. Non si tratta di spogliarsi ed indossare i suoi panni ma le sue esperienza; si tratta di fare uno sforzo che non è solo di immedesimazione ma di comprensione della condizione. “Comprensione” e non conoscenza perché il senso è nel termine:

comprensione = con – praendere = abbracciare tutto (dell’altro)

L’opposto dell’empatia non è solo il pensare a te stesso ma, è importante, pensa a te stesso in modi limitati. Spesso siamo avvocati di noi stessi. Paladini della nostra giustizia così come gli avvocati che per mestiere difendono anche l’indifendibile, patteggiano reati, crimini atroci: l’avvocato ha il compito di costruire la difesa, non ha bisogno di pensare il proprio cliente colpevole o innocente (“pensare” e non “giudicare”: probabilmente l’avvocato giudica il proprio cliente ma non è questo ciò che serve per costruire la sua difesa!). Forse il suo esercizio è il nostro esercizio.

Siamo dei geni nel rappresentare la nostra parte, nel trovare scuse e circostanze attenuanti per ciò che abbiamo fatto o non fatto. E quando si tratta di altri, di solito ci comportiamo come il procedimento giudiziario: in effetti neghiamo che qualcuno possa essere allo stesso tempo buono e aver agito in un modo particolarmente sconfortante.

Una prospettiva diversa

Potrebbe esserci un altro approccio. La persona empatica decide di adottare, in un’ampia varietà di situazioni, le prospettive dell’avvocato difensore dell’altro.

Attenzione, l’empatia non vuol dire che finiamo col pensare che l’altra persona sia santa: ma il risultato più profondo è comprendere come sono, come sono diventati, e scoprire che tante delle loro qualità non belle le condividiamo. La persona empatica riconosce se stessa negli altri: le paure, le fragilità ma anche le ire e le insofferenze.

Prima di giudicare, forse, è opportuno consultare se stessi, chiedere come ci saremo comportanti, cosa spinge l’altra persona a comportarsi così, perché questo è il scomodo di interagire con noi e con già che ci circonda. L’empatia è spesso definita come un dovere morale e interpretata come direttamente contraria all’interesse personale. Per essere più empatici dobbiamo solo abbandonare il nostro personale benessere e successo. Ma questa chiamata a una maggiore empatia garantisce più o meno il proprio fallimento. Il nostro bisogno radicato di prenderci cura di noi trionferà in modo affidabile.

Una comprensione più accurata dell’empatia, tuttavia, non la vede in contrasto con i nostri interessi. La realtà è che spesso siamo ostacolati e deragliati nei nostri progetti perché non siamo abbastanza empatici, non abbastanza sensibili a ciò che sta accadendo per le persone con cui stiamo provando a fare cose o a chi miriamo a vendere i nostri servizi

5 modi per esercitare l’empatia

Sii Scimmia – Scruta, non fermarti all’apparenza.

Non fermarti. Vedi cosa c’è, chi c’è, perché è lì in quel punto. Perché ti sta guardando, cosa vuole da te, dal tuo tempo, dalla tua persona. Osserva.

Sii Pappagallo – Parla, senza paura.

Cuore impavido: parla, interagisci per entrare in contatto e per scoprire sulla tua pelle cos’è davvero l’empatia. Non fermarti: parla.

Sii Cerbiatto – Ascolta, apri bene le orecchie. 

Mettiti in una posizione d’ascolto. Fermati a sentire l’altro cos’è ha dire con la bocca e con il corpo, entra in contatto diretto con i suoi bisogni.

Sii Ape – Analizza, prendi bene le misure. 

Per capire cosa dice, come e perché una persona sta dicendo tutto questo, è importante analizzare i bisogni e capire (davvero!) ciò che l’ha spinto a…

Sii Gatto – Comprendi, stringi tra le braccia. 

Capire l’altro significa pensare l’altro non per forza nell’errore o nella ragione. Sospendere il giudizio è importante per evitare di intendere ma non comprendere ciò che prova.

Empatici non vuol dire essere santi, comprendere tutto e giustificarne altrettanto. Non è un limite ma un arricchimento, non è un freno alla reazione ma un invito a capire perché prima di fare. E tu, sei empatico? Hai mai affrontato questa condizione?

Anita

Anita

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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