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Elfie e il primo incontro di P4C ad Albignasego

Elfie e il primo incontro di P4C ad Albignasego

Succede sempre così: ci si mette In Circolo e si comincia a pensare. Sabato sei ottobre con i bambini dai 6 ai 9 anni ho parlato di pensieri piccoli che diventano grandi, di pensieri grandi che hanno bisogno di essere pensati tanto per non perdere di grandezza e siamo giunti alla conclusione che forse essere grandi è proprio questo: avere pensieri grandi. Il primo incontro di P4C ad Albignasego è durato più del previsto (un’ora e mezza a fronte dei canonici 50’/60′). I piccoli, puntuali come un orologio svizzero hanno ascoltato la lettura dedicata da Lipman, fondatore del metodo della Philosophy for Children, alla scuola primaria: Elfie. Un bambino/a, con un’età che si può solo dedurre (e i bambini hanno dedotto durante la discussione che fosse loro coetanea!), con n terribile segreto.

«Ho paura perché la gente potrebbe scoprire che non so niente. Vedete, questo è il mio segreto. Anzi, uno dei miei segreti. Uno dei miei terribili, terribili segreti.
Sinceramente, non so nulla! Ad eccezione del fatto, certamente, che questa è l’unica cosa che so. L’unica cosa.
Forse non sono così male. Certi bambini pensano di sapere un sacco di cose, e invece non sanno nulla, come Sergio»¹

È una bella sfida quella di Elfie, così come è stata una bella sfida quella dei bambini che hanno risposto a domande come: voi sapete tutto? I grandi sanno tutti? La differenza tra piccoli e brandi è tutta qui: loro sanno più di voi? Domande apicali sul senso del sapere, chiaro riferimento a Socrate, l’unico filosofo che dichiara apertamente di non sapere. I piccoli hanno discusso e per loro sapere qualcosa è già qualcosa. Non si sa mai proprio nulla.

Io ad esempio, quando ero piccolissimo ho mangiato dalla tetta della mia mamma. Ecco, quando l’ho imparato che ero così piccolo?*

Come dare torto. Immediatamente dopo il racconto prosegue con un chiaro riferimento alla certezza matematica del cogito cartesiano. Ve ne propongo uno stralcio:

«Oggi Sergio ha detto: Elfie non dice una parola. Forse non esiste veramente!”
Questo fa proprio vedere quanto si sbaglia! Forse non parlo molto, ma penso tutto il tempo. Penso persino quando dormo. Non ho sogni fantastici. Quando dormo, continuo a pensare le stesse cose che penso quando sono sveglia. La notte scorsa mi sono alzata nel mezzo della notte, e mi sono detta: “Elfie, stai dormendo?”. Mi sono toccata gli occhi, ed erano aperti, così ho detto: “No, non sto dormendo”. Ma potevo sbagliarmi. Forse un persona può dormire con gli occhi aperti. Poi mi sono detta: “In questo momento, sto pensando? Vorrei proprio saperlo.” E mi sono risposta: “Sciocca! Se puoi chiedertelo, devi per forza pensare! E se stai pensando, allora esisti, e sei vera, non importa cosa dica Sergio”».²

Crede di non esistere? Elfie deve avere più fiducia in se stessa, aprirsi a nuove amicizie, e poi se proprio non sa lo deve dire alla maestra.**

Forse è proprio questa la forza: dirlo alla maestra, a qualcuno che possa accogliere il non sapere e trasformarlo in sapere.

1. M. LIPMAN (1999), Elfie, adattamento, cura e traduzione di M. Striano, Napoli: Liguori Editore p. 17.
* Pensiero di 9 anni.
** Pensiero di 6 anni.
2. M. LIPMAN (1999), p. 18.
Anita

Anita

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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