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 Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

 Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

1 Dicembre 2018839Views2Comments

Era il 1947, in Liguria al tempo della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza Patigiana; erano l’anno in cui i tedeschi facevano così paura che, forse, era meglio diventassero amici. Nonostante Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, sia il racconto meraviglioso dal punto di vista di un bambino, Pin, si ascrive nella lista dei libri che meglio hanno saputo parlare il linguaggio neorealista.

«Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano».

“Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, il linguaggio

Raccontare tutto dal punto di vista di un bambino ha un grande vantaggio: tutto è permesso, l’ordine dei pensieri è lineare, semplice, elementare. Tutto questo rende la lettura estremamente semplice (una grossa mano la danno i dialoghi che scorrono via senza interruzioni). Parallelamente c’è tutta la bellezza della prosa di Calvino: intensa, descrittiva dei singoli personaggi che sono caratterizzati benissimo. Il racconto dal basso (il punto di vista di Pin) è la vera svolta che non risparmia a tratti un linguaggio scurrile, poco adatto all’età del piccolo, sintomo di un modo che è DAVVERO non adatto a lui eppure vi è così dentro che non può farne a meno di parteciparvi attivamente (vedi la pistola rubata che determina una serie di accadimenti).

La trama de “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino

Il periodo è chiaro, post seconda Guerra Mondiale a Sanremo, tra valli, boschi e luoghi impervi dove la lotta partigiana è aspra e sa di sangue, Pin, circa dieci anni, orfano di madre e con il padre marinaio irreperibile, è un bambino abbandonato a se stesso e in perenne ricerca di amicizie tra gli adulti. Le cerca tra le vie della città, in osteria, dove tutti sanno dell’attività di prostituta della sorella, la Nera di Carrugio Lungo, che ama intrattenersi soprattuto con in i militari tedeschi e per questo lo prendono in giro. Il bambino è in balia di un mondo troppo grande per lui e di persone che per misurare la sua fedeltà, gli chiedo di sottrae a Frick, un marinaio tedesco amante della sorella, la pistola di servizio.

La pistola è sottratta in campagna, nel luogo in cui è solito rifugiarsi, dove i ragni fanno il nido. Il furto sarà poi causa del suo arresto e dell’internamento in prigione. Qui entra a contatto con la durezza della vita di carcerato e con la violenza perpetrata da uomini su altri uomini.

In prigione incontra Lupo Rosso, un giovane e coraggioso partigiano, che in prigione subiva interrogatori e violenze da parte dei fascisti. Lupo Rosso aiuta Pin ad evadere dal carcere, ma una volta fuori abbandona Pin a se stesso. Allora questi incontra Cugino, un partigiano solitario alto, grosso e dall’aria mite. Questi lo condurrà sulle montagne, al gruppo segreto di militanti partigiani a cui appartiene, il distaccamento del Dritto. Qui Pin entra in contatto con una folta casistica umana di antifascisti:

  • Dritto il comandante
  • Pelle
  • Carabiniere
  • Mancino il cuciniere
  • Giglia la moglie di Mancino
  • Zena il lungo detto Berretta-di-Legno o Labbra di Bue.

Pin è presso loro quando, una sera, Dritto appicca inavvertitamente il fuoco all’accampamento. I compagni partigiani scappano via e si insediano in un vecchio casolare dal tetto sfondato. Pelle, irritato dal comportamento dei suoi compagni, parte per il villaggio e rivela ai tedeschi l’insediamento partigiano. In seguito la Resistenza provvederà a freddarlo in un gap. Il giorno seguente i comandanti partigiani, Kim e Ferriera, fanno sopralluogo nel distaccamento del Dritto e gli impartiscono le istruzioni per l’imminente battaglia. Al momento di partire però il Dritto, ormai ridotto all’ombra di se stesso, si rifiuta di scendere in battaglia e decide di restare con Giglia.

La battaglia si risolve con una ritirata strategica. Il bilancio è di un solo morto e di un ferito. Poiché l’accampamento non è più sicuro come prima, i partigiani si mettono in cammino e raggiungono la postazione di altre brigate partigiane. Presto la discussione si accende quando Pin comincia a rivelare la tresca amorosa tra il Dritto e la Giglia scoperta il mattino: il Dritto tenta allora di zittire il bambino, malmenandolo, tanto che Pin gli morde la mano. Ancora una volta si rifugia nel suo luogo segreto, ma vi trova tutta la terra rimossa e la pistola scomparsa: è quasi sicuro che sia stato Pelle.

Sconvolto, si reca dalla sorella, ormai in combutta con i tedeschi. Mentre conversa, viene a sapere che lei possiede una pistola datale da un giovane delle brigate, sempre raffreddato. Pin capisce che si tratta di Pelle e che la pistola è proprio la P38 che lui aveva sottratto al tedesco e che aveva sotterrato al sentiero dei nidi di ragno. Se la riprende con rabbia e va via di casa. Si sente ancora più solo, fugge verso il sentiero dei nidi di ragno, dove incontra nuovamente Cugino. Durante la conversazione che intrattengono, Pin si rende conto che proprio Cugino è l’unico vero amico, un adulto che si interessa persino ai nidi di ragno scoperti da Pin. Ma Cugino dice a Pin che vorrebbe andare con una donna, dopo tanti mesi passati in montagna. Pin rimane male, proprio Cugino che era sempre stato così ferocemente critico verso le donne. Anche lui, pensa Pin, è come tutti gli altri adulti. Parlano della sorella prostituta, Cugino è interessato e si fa indicare la sua abitazione. Si allontana lasciando a Pin il suo mitra e portandosi dietro proprio la pistola del bambino, dicendo che aveva paura di incontrare dei tedeschi. Dopo pochi minuti Pin sente degli spari venire dalla città vecchia. Ricompare Cugino che ha ripensato a tutto e non vuole più la compagnia di una donna. Il libro termina con Pin felice di aver ritrovato l’unico amico che in quella bruttura di un modo in guerra, è interessato ai suoi nidi di ragno.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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