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Lessico famigliare, una storia en plein air

Lessico famigliare, una storia en plein air

27 Maggio 2019156Views

E’ tutta colpa di questa vita che ci porta lontano, pensava la Paola seduta a parlottare con Gino. Lei e Gino andavano molto d’accordo. Alberto, invece, era un taciturno, dava sempre poco spago. Passò per cospiratore durante il periodo fascista. Mario riuscì a scappare. Eppure tra gli anni trenta a cinquanta del secolo scorso, essere imbrigliati a doppio filo nelle beghe fasciste era considerato un atto di forza soprattutto per noi Levi, famiglia di Torino, ebrea, con un padre comunista ed una madre socialista. E la politica in casa ci è entrata quella volta con Turati, quando questi chiese asilo proprio a noi, i Levi, e alloggiava sul nostro divano; oppure quando mio padre, il marito della Paola, l’Olivetti, Alberto e Mario finirono in prigione. Quando arrivavano a Torino personalità politiche in via del tutto preventiva, sia chiaro, si arrestavano una serie di persone, ebrei cospiratori.

Gli anni passavano e perfino il confino e le mura di casa erano impregnate di quei racconti che in un attimo ci facevano tornare tutti figli, fratelli e amici. In casa riecheggiano ancora le parole di mio padre, “sbrodeghezzi”, diceva quando qualcuno di noi figli sporcava la tovaglia oppure, semplicemente, faceva qualcosa che non era di suo gradimento, che lui certamente non aveva mai fatto. Bollava come “negrigure” i modi goffi e impacciati, momenti per lui insopportabili. Come era insopportabile che noi figli, e poi i suoi nipoti, non amassimo molto la montagna: “il divertimento che il diavolo dà ai suoi figli”, chiosava mia madre Lidia. Eppure le gite in montagna erano le nostre vacanze estive e di metà anno perchè a mio padre il mare proprio non piaceva. Dunque, preparativi asfissianti e innumerevoli divieti erano imposti a noi figli che mal volentieri andavamo a schiare. Insomma,

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti o distratti, ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia. Ci basta dire: “Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna” o “De cosa spussa l’acido solfidrico”, per ritrovare ad un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole. Una di quelle frasi o parole ci farebbe riconoscere l’uno con l’altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, fra milioni di persone.
Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici degli egiziani o degli assiri-babilonesi, la testimonianza di un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo.

Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e resuscitando nei punti piú diversi della terra, quando uno di noi dirà – egregio signor Lippman – e subito risuonerà al nostro orecchio la voce impaziente di mio padre: “Finitela con questa storia! L’ho sentita già tante di quelle volte!”.

da Lessico famigliare, Natalia Ginzburg.

Il nostro Lessico

Ci riconosciamo nelle parole, negli sguardi, nei gesti. Nelle piccole cose che rendono grande un rapporto. Le parole disinfettano le ferite della lontananza, e il poco colore delle cose che erano e che non sono più. Ogni famiglia ha un proprio lessico, fatto di modi di dire antichi, storie sottili che hanno il potere di restituire una situazione e così farla rivivere. Benedette siano le parole che ci tengono attanagliati al passato, alla storia; benedette siano le cose che non vogliamo ricordare perché sono ancora nella nostra mente; benedetti siano i gesti: le carezze con gli occhi e con le mani, i sorrisi con il cuore e quelli che provengono dalla mete. Benedette siano le parole che ricordiamo e quelle che sobbalzano alle orecchie con una sola nota. Benedetti siano i ricordi che compongono il nostro Lessico famigliare.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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