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Perché abbiamo bisogno di essere ascoltati

Perché abbiamo bisogno di essere ascoltati

7 Febbraio 201984Views

Uno dei nostri desideri più profondi – più profondo di quanto possiamo persino riconoscere giorno per giorno – è che gli altri riconoscano i nostri sentimenti. Vogliamo che – nei momenti chiave – le nostre sofferenze siano comprese, le nostre ansie siano notate e alla nostra tristezza sia conferita legittimità. Non vogliamo che gli altri siano necessariamente d’accordo con tutti i nostri sentimenti, ma ciò che desideriamo è che li convalidino almeno. Quando siamo furiosi, vogliamo che un’altra persona ci comprenda e che comprenda che probabilmente in quel momento stiamo solo guardando nella direzione sbagliata. Quando siamo tristi, vogliamo che qualcuno dica: so che sei insolitamente di cattivo umore e ne capisco i motivi. E quando non riusciamo più a sopportare tutto, vogliamo che qualcuno gentilmente dica: è troppo per te. Eppure, quanto poco di questo nettare emotivo di riconoscimento noi riceviamo, molto ne doniamo.

L’abitudine a non riconoscere adeguatamente i propri sentimenti inizia nell’infanzia. I genitori, anche i più amorevoli, commettono questo errore. Non è che in teoria non si preoccupino intensamente dei loro figli, è che non comprendono che la vera cura coinvolge regolarmente il riflesso dei loro stati d’animo, sui bambini. Ecco alcuni tipici scambi non familiari di genitori-figli:

Bambino: mi sento triste.
Genitore: Non essere sciocco, non puoi essere, sono le vacanze.
Bambino: sono davvero preoccupato.

Genitore: Cara, ora è ridicolo, non c’è proprio niente di cui aver paura.
Bimba: Vorrei andare a scuola.
Genitore: non essere così sciocco. Sai che dobbiamo lasciare la casa alle otto. Come potrebbe essere diversamente.

E se, ad esempio, il genitore dicesse: “È strano non è come sia possibile essere tristi nei momenti più strani, anche in vacanza al mare …” Oppure: “Vedo che sei spaventato: quel vento è davvero feroce là fuori …” Oppure: “Deve essere orribile fare i conti due volte tutta la mattina, specialmente dopo un bel fine settimana …”

C’è una ragione per cui non riconosciamo come potremmo: la paura. I sentimenti che spingiamo via sono tutti, in una forma o nell’altra, emotivamente inopportuni, o preoccupanti o sconvolgenti: amiamo così tanto il nostro bambino, non vogliamo immaginare che possano essere tristi o preoccupati, persi o avere una terribile difficoltà il tempo a disposizione e la scuola. Temiamo che se diamo l’impressione di essere imparziali, potremmo incoraggiarli a diventare catastrofisti, depressi, inaffidabili, timidi e resistenti all’autorità. Quello che ci manca è che molti di noi, una volta che siamo stati ascoltati, sono diventati molto meno – piuttosto che molto più – inclini a insistere sui sentimenti che ci affliggono. La persona arrabbiata lo diventa meno se nessuno riconosce la profondità della sua frustrazione; il bambino ribelle cresce di più quando i suoi sentimenti negativi riguardanti la scuola, scappare su un’isola deserta sono ascoltati e identificati per cinquantacinque secondi. I sentimenti diventano meno forti, non più tirannici, non appena gli viene data una possibilità d’ascolto.

Diventiamo bulli quando nessuno ascolta i sentimenti negativi, mai perché sono stati ascoltati troppo.

Bisogno di essere ascoltati da adulti

Il problema dei sentimenti non riconosciuti non termina purtroppo con l’infanzia. Le coppie appartengono allo stesso mulino. Ad esempio:

Partner 1: A volte sento che non ascolti …
Partner 2: Questa è una stupidità; metto tanto impegno in questa relazione.

Partner 1: sono preoccupato. Potrei essere licenziato.
Partner 2: Non è possibile, lavori tanto duro.

E’ disponibile un enorme aumento d’umore, con uno sforzo minimo, se semplicemente impariamo a cambiare il modo in cui normalmente rispondiamo alle dichiarazioni di coloro che ci interessano. Dobbiamo solo restituire loro, i loro sentimenti, anche i sentimenti potenzialmente imbarazzanti, usando certe frasi magiche:

Possiamo sopportare un sacco di sensazioni non riconosciute quando solo poche persone, alcune nella nostra infanzia, e idealmente una di loro nella nostra camera da letto e nel nostro circolo di amicizia ogni tanto ci comprende. Non c’è quasi fine a cosa potremmo essere pronti a fare per coloro che ci pagano quell’onore immenso, psicologicamente-redentivo, di tanto in tanto, riconoscendo quello che realmente sentiamo, per quanto strano, malinconico o scomodo possa essere.

Traduzione di Why we need to feel heardpubblicato su The Book of Life

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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