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Perché ci lamentiamo così tanto e come farlo bene

Perché ci lamentiamo così tanto e come farlo bene

30 Gennaio 2019120Views

C’è chi lo fa per natura, chi invece ha preso “il vizio” con il passare degli anni. Lamentarsi è una vera e propria arte ma pecche ci lamentiamo cosi tanto? Lamentarsi trasporta così tante connotazioni negative che può essere fin troppo facile dimenticare che ci sono modi migliori e peggiori di farlo e che esagerare, comporta fastidi nelle relazioni. Chiunque ha un amico, un’amica, un fratello, un genitore, un compagno che irrimediabilmente SI LAMENTA.

Chi lo fa, non si rende conto di farlo e chi lo fa non si rende conto quanto il livello del lamento, di fatto, sia essenziale per vivere al meglio le relazioni e sapere, ad esempio, come e quando preferire reclami più gentili. Così molti dei nostri pensieri e molte critiche degli altri, sono assolutamente legittimi, eppure sono inquinati dal modo in cui li facciamo oppure ci vengono rivolte: ci arrabbiamo, ci tiriamo indietro, attacchiamo, commenti sarcastici, che rendono l’altro un vero e proprio muro portato a negare l’evidenza piuttosto che indagare su come potrebbero imparare a dire meglio le cose senza lamentasi continuamente.

Lamentarsi, quindi, è un’abilità. Tecnicamente, se non abbiamo mai praticato con attenzione un compito che ci viene chiesto e che riteniamo complicato (come suonare il violino o invertire un camion articolato), il rischio di farlo molto male è dietro l’angolo; ma in linea di principio il compito può essere portato a termine con successo, se sviluppiamo abilità rilevanti che in qualche modo possano aiutarci a fare bene. Imparare a fare le cose, comporta però un periodo di formazione: dobbiamo prima capire come e poi fare; per capire come fare le cose abbiamo bisogni di qualcuno che ce le insegni, che sia un uomo o l’esperienza.

Cosa succede al cervello di chi si lamenta in continuazione

Secondo lo psichiatra canadese Norman Doidge “il pensiero cambia la struttura. Ho visto persone ricucire il loro cervello con i loro pensieri, per curare ossessioni e traumi precedentemente incurabili”. Dunque il cervello è in qualche modo malleabile, si modifica in base ai nostri pensieri. Rick Hanson, ha spiegato che: “Gli stimoli negativi producono più attività neurale di quelli ugualmente intensivi positivi. Sono anche percepiti più facilmente e rapidamente ” che in altre parole sarebbe la tendenza a concentrarsi maggiormente su circostanze negative che positive.

Dunque lamentarsi diviene una vera e propria abilità che possiamo acquisire perché concentrarsi in modo indefesso sulle cose negative e lamentarsi di queste, modifica letteralmente “la forma” del cervello e impone continui stimoli negativi il cui effetto non è più trascurabile! Su The book of Life ho letto una breve guida su come lamentarsi bene. Cinque consigli per farlo al meglio senza dimenticare che lamentarsi è appunto un’abilità.

Fonte @Unsplash

Stratificare le critiche con rassicurazione

Qualsiasi critica sembra un ritiro dell’amore, un modo non gentile di dire che quella cosa dell’altro proprio non piace. E’ proprio in questo momento che dobbiamo essere in grado di dimostrare tutta l’apertura possibile di fronte alla critica che stiamo appena esprimendo. Lamentasi, (LO STO DICENDO DAVVEROOO!!) ma con stile. Confronta l’effetto di dire:

Sai che il tuo alito puzza. È disgustoso.

Al contrario di:

Adoro darti un bacio, ma c’è solo questa piccola cosa: è ancora più bello quando ti sei appena lavato i denti.

Oppure:

Perché diavolo stavi flirtando con quella persona idiota?

Al contrario di:

Sei così adorabile e non posso fare a meno di immaginare altre persone che ti trovano attraente. Non incolparmi di essere egoista: voglio tenerti solo per me.

Fonte @Unsplash

Mettere in chiaro che è normale, e comprensibile, che il tuo partner abbia questo fallimento

Una delle cose che più spesso ci induce il lamento è l’idea che gli altri disattendono un’aspettativa, non eseguono un compito, non fanno una cosa che avremo dannatamente voluto ma sulla quale non abbiamo più potere, perché ormai, è passato. Diciamo:

Nessuno sul pianeta deve sopportare questo, perché non riesci a vedere che ovviamente è stato il tuo turno di togliere i bidoni?

Invece di:

Prendere i bidoni è ovviamente il compito più noioso che si possa immaginare. Non riesco a immaginare nessuno che non voglia uscirne, ma mi viene in mente che forse ieri è stato il tuo turno.

Oppure:

Sei diventato probabilmente la persona meno fantasiosa del mondo a letto. Martin e Jannine sono fottutamente pazzi, cosa c’è di sbagliato in te?

Invece di:

Non conosco nessuno la cui vita sessuale abbia superato la prova del tempo, ma forse potremmo in qualche modo indebolire la tendenza?

Fonte @Unsplash

Usa qualificatori – forse, probabilmente, magari, per caso

Spesso ciò che odiamo delle critiche è la sua immediatezza. In una parte segreta delle nostre menti, negli anfratti dei nostri neuroni, c’è uno spazio piccolo destinato, probabilmente, alla nostra capacità di accogliere le critiche più feroci. Tuttavia, proprio perché nascosto, nel 99% dei casi non siamo assolutamente disposti ad accettare l’idea che siamo molto lontani dall’essere perfetti .

Confronta:

Odio il modo in cui cerchi di raccontare una storia: sei come un robot demenziale che non ha idea di cosa debba essere spiegato prima, che cosa è un dettaglio irrilevante o qual è il punto dell’intera cosa.

Con:

A volte mi sembra che forse non hai completamente messo a fuoco la reazione che speri di suscitare dagli altri.

Oppure:

Sei un tale snob rivoltante, voglio morire di vergogna quando ti sento pontificare di fronte ad altre persone.

Con:

Mi chiedo se sia possibile che a volte non tutti si identifichino pienamente con il punto interessante che stai mostrando.

Fonte @Unsplash

Spiega cosa è veramente in gioco per te

Non ce ne rendiamo conto, ma spesso le nostre critiche non mirano perfettamente alla vera fonte della nostra sofferenza: siamo portati a negare prima di tutto a noi stessi, cosa davvero vogliamo dire! Siamo feroci ma la nostra ferocia dice davvero cos’è importante per noi?

Potremmo dire:

Sei una bastarda.

Piuttosto che:

Quando eri un po’ brusco con mia madre, rendevi me infelice. Capisco perfettamente: non è la tua migliore amica e può essere piuttosto fastidiosa; ma sento che devo essere leale con lei, non posso permettermi emotivamente di alienarla più di quanto ho già fatto. Non oso chiedere, ma mi piacerebbe che tu stringessi i denti e fossi dolce con lei. So che è molto da chiedere ma significherebbe tanto per me.

O anche:

Hai rovinato tutta la mia vita!

Piuttosto che:

È piuttosto difficile da spiegare, ma ho una cosa che mi preme abbastanza sulle posate. So che sembra strano, ma mi dà fastidio quando i coltelli e le forchette non corrispondono. In definitiva, suppongo che l’abbinamento significhi armonia per me. È un piccolo dettaglio che parla di un grande tema. Quando hai comprato quei nuovi coltelli, so che stavi pensando che fossero un vero affare, ma ti dispiacerebbe molto se li tenessimo in riserva. Forse sabato possiamo potremo ancdare a cercarne degli altri…

Rivela il desiderio al di sotto della denuncia

Abbastanza spesso, quando ci lamentiamo c’è una parte vulnerabile di noi che vuole essere riconosciuta, apprezzata e accudita. Ma siamo comprensibilmente nervosi nel rivelare le nostre più profonde speranze. Quindi invece di mantenere la CALMA, andiamo all’attacco.

Optiamo per:

Hai promesso che saresti stato qui alle sette e sono le sette e quattordici, mi fai impazzire!

Ma non osare ammettere:

Stavo facendo il conto alla rovescia del tempo finché non sei arrivato qui; sono così eccitato e nervoso per questo tempo che passeremo insieme… Voglio che le cose vadano bene, ecco perché sono agitato – infondo, pochi minuti non contano davvero.

Diciamo:

L’hai pagato davvero così tanto per un taglio di capelli?! Non posso credere quanto tu sia vanitoso.

Perché non possiamo ammettere:

Sono preoccupato che tu non pensi che io sia attraente, quindi quando vedo che ti interessi al tuo aspetto personale, sento che tu sei troppo per me. Non sono molto sicura di essere interessante o attraente e voglio che tu percepisca che lo sia davvero.

In ogni relazione, quindi, le affermazioni critiche, i lamenti continui, sono comuni all’ordine del giorno. Eppure ciò che fa la differenza è il modo in cui questi lamenti arrivano al diretto interessato. Quelle che hai appena letto solo due visioni della stessa scena, due modi completamente diversi di dire le cose. Le scene e la loro scrittura è opera di The Book of Life, io mi sono limitata solo a tradurre e ad adattare le scene alla nostra conversazione. Questo è un modo pratico per capire che comunicare bene (ma bene davvero!) significa anche restituire un parere negativo che sia però, per l’altro, fonte di ispirazione e di riflessione per migliorare atteggiamenti e comportamenti e migliorarsi.

Un esercizio molto interessante consiste nel pensare prima di dire a tutto quello che con la lamentela che stiamo per fare vorremo lasciare; da qui chiediamoci se le parole che sto per usare raggiungano lo scopo, siano davvero efficaci oppure siano solo il modo, l’ennesimo, di restituire all’altro un’immagine non positiva, non appagante, non piacevole di quello che è.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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