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Quando smettiamo di crescere e iniziamo ad invecchiare?

Quando smettiamo di crescere e iniziamo ad invecchiare?

Pronti partenza via. Il secondo incontro di In Circolo, il laboratorio di Philosophy for Children nella Biblioteca comunale di Albignasego (PD) ha avuto come protagonista un tema interessante. Il testo pretesto di questa sessione ha portato i piccoli pensatori a riflettere sul tempo che intercorre tra l’essere adulti e il diventare vecchi, quella linea sottile che comprende il numero esatto di candeline che dice di noi, la vecchiaia piuttosto che la giovinezza. La domanda, quindi, intorno a cui hanno parlato e discusso è: quando smettiamo di crescere ed iniziamo ad invecchiare? Ed ancora, cosa prova una persona che invecchia? E perché, di solito, chi invecchia è triste? Non una domanda semplice ma la domanda di tutte le domande, come spesso accade in un contesto come questo, il primo laboratorio per bambini in Veneto di P4C. 

L’antefatto

Dopo il primo incontro ad Albignasego, in cui la protagonista è stata Elfie, colei che dice di non sapere nulla, sabato 10 novembre, durante il secondo incontro, il protagonista è stato un nonno che pare non voglia festeggiare il compleanno. Sintetizzare una storia scritta da Lipman, un testo pretesto belo e buono (!!!), scritto per sollecitare i più piccoli a pensare, è sempre molto complesso e non corretto; sintetizzare, spiegare, dire di cosa parla una storia è sbagliato perché l’interpretazione è lasciata ai piccoli pensatori in erba che traggono dalle storie tutto quello che credono sia giusto, influenzati (inevitabilmente) dal pensiero degli altri piccoli: la loro comunità di ricerca. Eppure, la riflessione parte da qui: il compleanno. Il giorno in cui delle candeline dicono qualcosa di più o meno profondo, il giorno in cui quel momento cambia senso con gli anni che passano.

A che età smettiamo di crescere?

La domanda è molto interessante e riempie forum e chat pubbliche; ma rispondere alla domanda quando smettiamo di crescere è sempre complesso e le tesi sono tante. Le sintetizzo in un elenco che divido in due topic che riguardano le risposte sentimentali e le risposte che possiamo chiamare “pratiche”:

  • mentalmente non c’è un età…;
  • il nostro corpo è in continua evoluzione e come tutte le cose è soggetto al divenire!
  • ma infondo si cresce fino alla morte;
  • fisicamente penso fino ai 18…;
  • 20-25 anni qnd lo sviluppo delle ossa è completo ed il tessuto osseo è ormail sostituito da qll cartilagineo.

E si potrebbe andare avanti per ore ed ore. Se la faccenda vi appassiona fate un giro su Google e cercate su Quora!

I bambini hanno detto che crescere non è un problema. Crescere è una cosa bella, interessante e dopotutto è solo dopo un po’ intorno ai 60 anni a diventare vecchi, a smettere di crescere e di diventare grandi e ad iniziare a diventare “adulti verso la vecchiaia”, un modo divertente di dire che dopo i 60 si è sul finale del tramonto!

Crescere non è mai un problema.

Susan Neiman, ha scritto un libro, Why Grow Up? Subversive Thoughts for an Infantile Age, in cui utilizza la filosofia kantiana come spunto per esporre i propri pensieri sull’argomento della crescita. La conclusione? Crescere può essere l’atto più sovversivo di tutti. “Crescere è diventato un problema verso la metà del diciottesimo secolo, quando per la prima volta le persone hanno potuto scegliere di fare qualcosa di diverso dai loro genitori,” ha detto Neiman in una intervista. Ed ancora, “con le dovute differenze, Kant e Rousseau venivano entrambi da famiglie che noi definiremmo della ‘classe operaia’, all’interno della quale ricevere un’istruzione era una specie di miracolo,” ha spiegato Neiman. Quindi per i bambini “crescere” ha assunto un significato particolare. La conclusione? “La verità è che crescere significa badare a se stessi, ma io non ne ho voglia!”.

Possiamo farcela, insomma.

Anita Santalucia

Anita Santalucia

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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