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Quella volta in cui sono venuta al nord!

Quella volta in cui sono venuta al nord!

10 aprile 2018551Views

Non ricordo di volte in cui in questo spazio tutto mio, io abbia parlato davvero di me, di quello che stava succedendo e di quello che era al limite tra l’autobiografico ed un racconto d’esperienza.

Forse mai.

L’ho fatto difronte ad una persona estranea che poi è diventata La persona con la quale dire cose era una terapia e parlare di altro era un sollievo. Eppure mai con la scrittura che, poi, è l’esercizio che pratico più spesso: a casa come a lavoro.

Quando ho deciso di farlo

Non si decide mai quando andare e quando restare. Non c’è un momento preciso in cui dici: “ora basta!“. Credevo ci fosse, credevo profondamente che l’esigenza avrebbe urlato tutta la sua voglia spasmodica di andare via per poi tornare, chissà, o rimanere. Eppure non ha parlato. Muta. Non ha detto nulla, ha atteso che il segnale fosse esplicito e che il movimento fosse naturale. Quando ho deciso di farlo, non sapevo che lo avrei fatto. Fatto davvero. Non immaginavo che il mio prossimo treno sarebbe stato di sola andata, come in un film. Eppure…!

“Deve maturare dentro di te…! Sentirai il bisogno”. Forse la frase più bella mai sentita.

“Maturare”, “Sentire il bisogno” perché il corpo è vivo e partecipa profondamente al cambiamento. Sente quando è la volta buona, il momento giusto, l’attimo perfetto per dire: ecco, sono pronto, o quasi. Perché pronti non lo si è mai davvero. Nessuno vorrebbe lasciare qualcosa in virtù di qualcosa da trovare ma non certo di trovare. Il certo per l’incerto. Il punto interrogativo per una serie di meravigliosi punti esclamativi!

Quando ha prevalso il punto interrogativo

Formalmente il punto interrogativo è una domanda, un’incognita, un dubbio, un quesito importante a cui si decide di dover rispondere. Prevale quando il corpo parla dalla parte più prossima all’anima. Dice qualcosa, quasi in silenzio. Sibila. Gli chiedi cosa voglia dire, di essere più esplicito, di alzare la voce. Gli chiedi quale sia la domanda per dare, poi, una risposta. Eppure il punto interrogativo è lì, è sempre stato lì in una dimensione diversa.

Il punto interrogativo ha prevalso quando ho deciso che dovesse prevalere. Quando ho aperto gli occhi su date cose, in dati giorni, su un dato tempo. E così che tra un fiore e l’altro, una lacrima di malinconia e un pizza margherita, c’è stato l’ultimo caffè!

Quando ho deciso di andare via e basta!

Ho sempre pensato che non si andasse via né per allontanarsi dalle persone né per raggiungerne altre.

Si va via per un bisogno, mi dicevano. Sì, si va via per un bisogno forte. Quando accade così, la valigia non pesa, il cuore non fa male e le lacrime sono asciutte. Non si può andar via da qualcuno, o forse lo si fa solo quando la lista dei pro è più lunga di quella dei contro, quando la volontà supera l’immaginazione ma poi, trovare l’equilibrio perfetto è difficile. Il rischio è assimilare la persona all’allontanamento, darle tutti motivi, affibbiargli l’etichetta di colpa. Così anche se sì intende “andar via” per avvicinarsi a qualcuno. Il cuore sussulta per giorni. E poi? Cosa resta tra le mani se non la nostalgia e quel gioco delle coppie per cui, ancora una volta, una persona diventa un motivo, un espediente, la casa, la colpa.

Si va via per un bisogno e per una decisione autonoma dell’animo in accordo con ogni parte del corpo. Forse chi va via per una persona non sa come si sta bene ad andar via per se stessi! 

Quando, poi, sono stata (forse) felice

7.08: sto scrivendo. Allontanati! 

Vorrei dire “allontanati” alle parole che mi distraggono, alle persone che mi chiamano, ai telefoni che squillano, ai messaggi che arrivano. Allontanati, sto scrivendo. Lo sto facendo per esercizio, per terapia perché, forse, oltre ai vestiti, la scrittura è l’unica cosa rimasta uguale a prima. Prima di decidere di andare via. E’ un momento prolungato in cui, sciatta, mi dedico ad una cosa importante. Quella volta in cui ho deciso di venire al nord sapevo di non trovare nulla di simile: le persone, i gusti, i sapori, l’amaro, il dolce, il riso, il pianto, l’abbraccio. Diverso. Non migliore o peggiore: diverso. 

E’ pronto il caffè. 

Anita

Anita

Content Specialist e specialista nel complicarmi i pensieri come solo le persone che gettano avanti il cuore in ogni cosa che fanno, sanno esserlo. Il Blog è il mio esercizio quotidiano per curare me stessa, per non perdermi, per essere sempre presente.

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