Sole, mare, salsedine, sabbia. Cosa leggere sotto l’ombrellone edizione ’19. Metti play. La canzone colonna sonora dell’articolo è Quisiera di For de Toloache.

PREMI PLAY

Dopo le guide degli scorsi anni, arrivano, anche se un po’ in ritardo, i consigli sulle letture estive 2019. Ritorniamo sempre allo stesso punto: chi consiglia libri lo fa sulla base dei propri gusti, le proprie inclinazioni a scegliere storie e storie di amore, passioni, tradimenti, sentimenti ma anche amicizia, biografie, autobiografie, argomenti vari ed eventuali che in qualche modo appartengono alla storia e al piacere di chi legge.

Dunque, anche quest’anno prima di imbarcare su navi aerei, prima di raggiungere i binari del treno oppure i caselli autostradali, è sempre bene frequentare per qualche ora una bella libreria e chiedere ai librari un consiglio sulla base dei propri gusti.

Ecco i miei cinque libri da leggere sotto l’ombrellone

  1. Il catalogo delle donne valorose di Serena Dandini
  2. Le nostre ora contate di Marco Amerighi
  3. Tu che sei di me la miglior parte di Enrico Rizzi
  4. Antigone di Sofocle
  5. People watching in rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale di Alice Avallone 

I miei consigli sono il risultato di ricerche qua e la che tengono conto di interessi sviluppati, risvegliati e quelli mai sopiti: insomma mi sono lasciata cullare dai temi che adesso mi stanno a cuore. Per lavoro sto effettuando ricerche sul modo in cui le donne vengono raccontate dai media (giornali, radio, tv) e sulla tipologia di donne che approccia questi temi in relazione ai dispositivi e ai mezzi attraverso cui si informano. Dunque ho trovato Il catalogo delle donne valorose di Serena Dandini.

La conduttrice e autrice decide di raccontare le vite di trentaquattro donne, intraprendenti, controcorrente, spesso perseguitate, a volte incomprese ma forti e generose, sempre pronte a lottare per raggiungere traguardi che sembravano inarrivabili, se non addirittura impensabili. Da Ilaria Alpi, la giornalista uccisa mentre indagava su scomode verità, a Kathrine Switzer, la prima donna a correre la maratona di Boston; da Ipazia, che nel IV secolo, contro i divieti ecclesiastici, osò scrutare il cielo per rivelare il movimento dei pianeti, a Olympe de Gouges, autrice nel 1791 della rivoluzionaria Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, fino a Betty Boop che, pur essendo solo una donnina di carta, ha dovuto comunque subire una censura per via della propria esuberanza. Connesse alle storie vi sono le le rose che l’autrice ha affiancato alle sue protagoniste, create apposta da vivaisti illuminati.

Le nostre ora contate di Marco Amerighi, invece, l’ho scoperto in libreria. Ambientato nell’estate del 1985, a Badiascarna, un minuscolo borgo arroccato sulle colline toscane lontano dalle città d’arte e dai vitigni da cartolina; qui Sauro Terra inganna il tempo andando a caccia di ramarri e confidandosi con il poster di David Bowie appeso in camera. A quattordici anni non sa che fare della propria vita, ma una cosa gli è chiara: da grande sarà l’esatto contrario di suo padre. Anche se ancora non può saperlo, i suoi polmoni sono pieni di fibre d’amianto; l’amianto che si è staccato dai vapordotti della NovaLago e che, come una nevicata invisibile, sta ricoprendo tutta Badiascarna. Stufo Sauro convoca i suoi amici – Momo, un mingherlino timoroso di tutto; il Dottore, con gli occhi di ghiaccio e la strafottenza di chi non ha nulla da perdere; e il Trifo, un ragazzo problematico che prima di addormentarsi ha delle visioni inquietanti – e fonda un gruppo punk. La notte prima del concerto d’esordio, però, l’improvvisa scomparsa del Trifo spazza via i sogni del gruppo.

Tu che sei di me la miglior parte di Enrico Rizzi, è il risultato di una ricerca. Ho digitato romanzi di formazione. Avevo voglia di leggerne uno, nudo e crudo, uno che formasse e toccasse in modo diretto. Questo non è solo un’eccezionale panoramica dell’Italia anni Ottanta e Novanta rischiarata dalla prodigiosa memoria mitopoietica dell’autore ma s’impone come un maestoso, ironico e commovente romanzo di formazione, delicato come il fortunatissimo Jack Frusciante è uscito dal gruppo e potente quanto lo sperimentale Bastogne; i ragazzi protagonisti sono chiamati a fare i conti con l’amicizia e l’amore, la rabbia e la speranza, la scoperta del sesso e la tentazione delle sostanze proibite, la lontananza degli adulti e l’urgenza d’incamminarsi in prima persona verso un avvenire da conquistare un giorno alla volta.

E’ successo poi qualcosa che mi ha fatto venire in mente l’Antigone di Sofocle. Non solo a me. La vicenda nella capitana della Sea Watch (leggete qui un approfondimento) ha colpito tutti. Carola ha detto di sé l’ultima frase di Edipo:

C’è una sola parola che ci libera dall’oscurità e quella parola è amore.

Il libro racconta la storia di Antigone, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. Scoperta, Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell’indovino Tiresia e alle suppliche del coro, Creonte decide infine di liberarla, ma troppo tardi, perché Antigone nel frattempo si è suicidata impiccandosi. Questo porta al suicidio il figlio di Creonte, Emone (promesso sposo di Antigone), e poi la moglie di Creonte, Euridice, lasciando Creonte solo a maledire la propria stoltezza. Lo scontro epico tra ragione e cuore si consuma in versi memorabili e come quelli così queste ore hanno raccontato e raccontano una storia controversa di ragione e sentimento, coraggio e legge. C’è una legge superiore a quella del disprezzo?

Ed infine c’è People watching in rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale di Alice Avallone. E’ grazie alla Scuola di Holden di Torino che sto frequentando da Aprile che ho conosciuto Alice Avallone, la maestra che ci insegna come raccontare storie in rete. Bene. Grazie a lei ho conosciuto l’etnografia digitale che mappa e descrive i comportamenti umani in Rete, prendendo in prestito dalle scienze umane la paziente attitudine all’ascolto e all’osservazione: insomma, anziché studiare le persone nascosto dietro un cespuglio, il ricercatore lo fa mimetizzato in un gruppo chiuso su Facebook. Facendosi strada tra trending topic, gattini, small data e nuovi linguaggi condivisi, dribblando profili fake, lurker e “marchette”, analizzando le community più svariate – dai tifosi della Juventus ai fan di Nino D’Angelo, passando per Trump e le mamme pancine, è possibile tracciare un percorso poetico che attraversa i territori digitali. 

E’ tutto.

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