Carofiglio, La misura del tempo

La vita fa dei giri strani. Inaspettati. Arriva. Sta qualche momento, spesso anni. Poi riparte e lascia da parte storie e volti di persone che ci hanno appartenuto in un dato tempo e in un certo contesto. Dimentichiamo, quasi mai scordiamo davvero. E poi ritornano. La misura del tempo risulta essere un tempo senza misura in cui le cose che succedono, riaccadono e i volti che abbiamo lasciato da parte, ritornano come una giorno nuovo, mai uguale ad un altro. Gianrico Carofiglio è per La misura del tempo quello che ognuno di noi è ora per il propio tempo: narratore. 

Sono giorni così sospesi che andare avanti nonostante tutto appare difficile, impossibile e possibile allo stesso tempo. Sono giorni confusi in cui leggiamo numeri e ci poniamo domande alle quali, ahimè, non può rispondere un telegiornale, le colonne di un quotidiano, un annuncio pubblicitario. Domande alle quali non possono rispondere le mamme e i papà, detentori per natura della verità universale. Non possono rispondere i colleghi e gli amici che vivono esattamente lo stesso tempo. Sono giorni di carta pesta nei quali altaleniamo umori: preoccupazione, fiducia, ansie e determinazioni. Momenti nei quali pensiamo di farcela e che il pericolo – quello vero! – sia solo e soltanto il morbo e altri in cui lo stesso sembra essere il nulla rispetto alle mura di casa troppo strette per starci in due. Sono giorni attorcigliati nei pigiami e giorni in cui un filo di trucco ci ricorda che un tempo morto come questo non è un tempo da sprecare. Giorni in cui cantiamo, ridiamo, parliamo, brindiamo e giorni in cui non bastano le candele per lasciare i morti del morbo andare in cielo.

La misura del tempo, oggi, credo sia la nostra narrazione e, nello stesso tempo, noi che narriamo; mondi immaginati e pieni di pensieri di cosa faremo dopo e di cosa possiamo fare ora, con le case improvvisamente piccole, nostalgici dei mestieri che ad un tratto mancano come l’aria nonostante tutto. Un registro unico, un’unica voce che prosegue a fatica e che si fa forza dentro un camice bianco, uno blu, dietro una protezione. 

La misura del tempo è il tempo senza misura

Carofiglio fa rincontrare due persone che in un certo tempo si sono appartenute. Lui, Guido Guerrieri, avvocato penalista e nonostante la toga pesante un buono, uno che crede si appassiona ancora; lei una donna bella un tempo ed ora segnata, nel profondo, dalle preoccupazioni di un figlio in galera accusato di omicidio. La preghiera è quella di ogni madrein questa situazione: tirarlo fuori. C’è poi un vecchio avvocato, un principe del foro, uno che quando parla, sentenzia e quando decide che sei colpevole, non “si muove più di tanto”. Lascia che le cose facciano il suo corso. 

Se non fosse colpevole di quell’omicidio, e non riesco a immaginare come sia possibile, sarebbe un tale concorso di circostanze sfortunate da mettere i brividi.

Gianrico Carofiglio, La misura del tempo

Siamo in Puglia tra i piatti di pesce e le piogge improvvise che sconquassano i capelli come più di vent’anni fa, quel tempo addietro in cui i due si erano incontrati e si erano amati. Le indagini dicono che il ragazzo è innocente eppure al tribunale non ci si sottrae. Colpevole. Finché non capita qualcosa che muove le cose, senza che lui faccia nulla. Sconfitto, si ritrova vittorioso. 

Dietro al romanzo si celano le verità incontrovertibili: i punti di vista sono importanti, le cose sono fatte dalle persone e le azioni pure; dire la verità paga. Sempre. E dire le bugie è molto spesso pericoloso. 

Il tempo accelera l’età

Tra le cose che si possono fare in questo tempo tutt’altro che vuoto, è leggere. Romanzi, novelle, saggi, fumetti, giornali, riviste. Qualunque cosa riempia con parole di senso questi giorni senza senso. Per non incontrare il morbo è necessario stare a casa e credere fino in fondo nel principio di protezione e di sicurezza che porta con sé. La letteratura è piena di pesti e solo il tempo le ha fermate e le ha arrese a LUI che accelera le età di tutti. Quando apriremo la porta (ma davvero!) saremo cresciuti. Non dimentichiamolo.

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