Quando la casa non è casa... vivere bene in casa propria

Come vivere bene in casa propria

Una delle più belle e suggestive di tutte le parole è “casa”. Al suo interno sono racchiuse idee di sicurezza, comprensione, simpatia, calore e appartenenza. È a casa che ci rintaniamo nei momenti desolati, come Odisseo che desidera Itaca, quando il dubbio e la paura minacciano di sopraffarci, quando i nemici ci insultano e diminuisce la fiducia.

Ma, a tratti, con dispiacere, potremmo essere costretti a trarre una conclusione: la casa potrebbe non essere – in realtà – CASA. La nostra particolare “casa” potrebbe non essere all’altezza del nostro desiderio di tregua e nutrimento, sicurezza e crescita. Anche se questo è il luogo in cui poggiamo la testa ogni notte, qui non troviamo una connessione sufficiente. Anche se ci spezza il cuore ammetterlo, qui non siamo profondamente o correttamente amati.

Quando la casa non è casa... vivere bene in casa propria
Quando la casa non è casa… vivere bene in casa propria

Lasciamo da parte le case imperfette e concentriamoci su quelle perfette (emotivamente e fisicamente): spesso, qui, restiamo molto più a lungo di quanto dovremmo. Ma è, a lungo termine, impossibile placare la voce insistente dentro di noi, la voce che ci ricorda che il tempo è breve e che moriamo un po ‘di più ogni giorno che restiamo. Potrebbe non esserci niente e nessuno che ci aspetta là fuori, eppure sappiamo che dobbiamo uscire per cercare di trovare alcuni tipi di nutrimento emotivo.

Da adolescenti ci rendiamo conto che la famiglia in cui siamo nati non rispetta chi siamo ora, una volta cresciuti. Oppure facciamo parte di un gruppo di amici che hanno smesso di vedere il mondo come noi. O forse siamo in una relazione e abbiamo lentamente disperato che il nostro partner apprezzerà mai certe idee che contano profondamente per noi.

Non dovrebbe sorprenderci che, ad un certo punto, le nostre case non siano più (davvero!) le nostre CASE; non le abbiamo mai consapevolmente scelte. Le abbiamo ereditate o ci siamo imbattute in loro quando eravamo troppo giovani per capire noi stessi e gli altri. Ora la sfida è quella di creare una casa in un modo più consapevole: scegliere i valori che vogliamo far prevalere e le persone con cui avremo la possibilità di una vera comprensione. È questo che farà la differenza.

Quando la casa non è casa... vivere bene in casa propria
Quando la casa non è casa… vivere bene in casa propria

Abbiamo bisogno di molto coraggio per dire: sono sulla strada, non perché non ci fosse nessun posto in cui alloggiare, e nessuno con cui avrei potuto essere, ma perché quei posti e quelle persone che erano disponibili hanno “tradito” il senso di CASA che sento mio.

Certe immagini della solitudine del viaggiatore sono molto suggestive. Hai presente i quadri di Edward Hopper o Wim Wenders, Caspar David Friedrich o Stephen Shore. Non è facile catturare l’ambivalenza di essere sulla strada, la solitudine di essere senza la nostra ancora familiare e allo stesso tempo la promessa che è solo attraverso un viaggio che saremo in grado di trovare una casa migliore di quella che ci siamo lasciati alle spalle; la promessa che solo allontanandoci saremo in grado di arrivare correttamente.

Ci sono momenti in cui potremmo aver bisogno di continuare a muoverci fino a quando il posto in cui viviamo sarà – finalmente – in grado di onorare attivamente ciò che la CASA dovrebbe essere sempre stata.

Traduzione: When home is not home…, The book of Life.

Leave a Comment

*Please complete all fields correctly