Se l’amore non arriva 

Fin dall’inizio dell’età adulta, abbiamo aspettato ma abbiamo capito l’amore intuitivamente molto prima che fosse sempre una possibilità pratica. Sapevamo che fosse legato al senso di essere profondamente compresi e che finalmente avremo potuto di dire tutto, senza paura di giudizio o di censura. L’amore era una cospirazione di due persone contro tutti gli altri troppo stupidi o troppo immobili per capire. Abbiamo immaginato fin dal primo istante che l’amore sarebbe potuto essere la parte migliore della vita – e non ci sbagliavamo.

In nome dell’amore, ci mettiamo in situazioni straordinarie. Siamo usciti molto più di quanto avremmo voluto. Abbiamo comprato abiti eleganti, abbiamo pensato ai nostri capelli e ci siamo preoccupati per i nostri brufoli; abbiamo bevuto cocktail intensamente colorati, siamo finiti, nel buio della notte, in parti aliene della città, nelle camere da letto di persone che conoscevamo ma non erano giuste per noi. Abbiamo accettato appuntamenti con persone che riconoscevamo avere problematiche perché non volevamo crescere troppo snob. Non erano scelte sempre giuste, infatti, erano per lo più sempre sbagliate, ma abbiamo mantenuto il nostro spirito e ci siamo detti che alla fine sarebbe stato sempre tutto OK, come ci hanno gentilmente assicurato che sarebbe stato.

Ma il tempo passava; i decenni passavano. Siamo rimasti invischiati in alcune situazioni molto preoccupanti che sembravano amore dall’esterno, ma erano tutt’altro. Abbiamo passato troppo tempo a districarci e a trovare la nostra voce. E ad un certo punto, abbiamo iniziato a cogliere qualcosa di cui abbiamo ancora il terrore: la probabilità che l’amore non sia, dopo tutto, nonostante i nostri sforzi e le nostre intuizioni, mai arrivato per noi. Moriremo senza aver mai conosciuto l’amore che desideriamo. 

Le ragioni sono molteplici e nei loro modi del tutto banali.

  • Perché il nostro passato è troppo complicato;
  • la nostra mancanza di fiducia troppo profonda;
  • siamo troppo brutti;
  • siamo troppo poco fiduciosi;
  • non incontriamo le persone giuste;
  • la nostra fortuna è troppo sottile e la speranza si sente troppo rischiosa. 

Anche se ci proviamo, più forte di quanto proviamo qualsiasi altra cosa, non possiamo vincere questa guerra. 

Campanelli d’allarme 

L’ambasciatore di questa cupa grande verità potrebbe essere una delusione oggettivamente piuttosto innocua: forse un’altro appuntamento che alla fine — nonostante una fase molto piena di speranza intorno al dessert – non va come dovrebbe, o un’altra persona che non ha richiamato. Loro, l’angelo della morte romantica, non potevano sapere quello che ci stavano facendo, e certamente non volevano (non possiamo odiarli per un momento sbagliato, purtroppo!), ma per la loro mancanza di desiderio, ci hanno messo in testa un’idea che ora minaccia di far saltare la nostra sanità mentale.

Dietro le porte chiuse, le scene non sono belle. Ci saranno ore della disperazione, lacrime, amare denunce di tutti e di tutto, straziamenti, autocommiserazione e vendette:

questo è troppo, non ce la faccio più, questo è ingiusto oltre misura.

Nella notte, sfondiamo le barriere anti-incidente della speranza ordinaria. Ma, naturalmente, non faremo niente di stupido. È solo la mente che fa il suo lavoro normale: adattarsi a un altro divario tra il modo in cui vorremmo che le cose fossero e il modo orribile in cui sono. Ci accontentiamo. Siamo – dopo tutto – creature che sanno morire. Pensiamo di non sapere come fare, ma lo facciamo invariabilmente, qualunque sia la portata della nostra rabbia feroce. Possiamo digerire praticamente qualsiasi verdetto. Ci diciamo che non avremmo mai sopportato di non poter parlare o perdere l’intestino, ma poi i medici ci dicono cosa deve essere e abbiamo sopportato un tubo di alimentazione e un sacchetto e di essere in grado di comunicare solo attraverso una palpebra tremante. È sempre meglio dell’alternativa.

Quindi, naturalmente, ci occupiamo della catastrofica mancanza di amore. Arriva l’alba, fredda e severa ma rassicurante nella sua sobria desolazione. Facciamo il letto, via la disperazione, e andiamo avanti. 

Se l’amore non arriva, ci sono alcune consolazioni.

Un certo tipo di opere d’arte, il capolavoro creato da incrollabili realisti geniali che hanno attraversato tanta solitudine come noi, che hanno capito la nostra tristezza in anticipo, maestri addolorati come Baudelaire e Leopardi, Pessoa e Pascal, che possono esprimere il nostro meschino dolore domestico in termini trascendenti, ci introducono ad un dolore romantico. C’erano anche loro e, nei modi più astratti compiuti, ci dicono ‘lo so’. E abbiamo amicizia, non quella che cancella la solitudine, ma che ci permette la comunione intorno ad essa.

Cosa sarà l’amore

L’amore sarà stato il nostro principale fardello, un dolore che ha sopportato dall’adolescenza alla fine, un problema che doveva andare via e non l’ha mai fatto. Sulla nostra lapide segreta, ci sarà scritto:

l’amore non ha funzionato così come desideravano.

Un epitaffio per spaventare i bambini e rassicurare i nostri successori emotivi. Quella che doveva essere solo una fase è trasformata nella cosa più vera: noi che desideravamo l’amore, bhè non è ancora arrivato. Siamo di fronte ad una verità più redentrice di quanto non ci saremo potuti aspettare che apre al continuo lavorio dei sentimenti che portano inevitabilmente verso QUELLA COSA lì. 

Traduzione italiana di If Love never come, pubblicato su The Book of Life. 

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