Per leggere di plastic free non c’è niente di più azzeccato che il rumore del mare.

PREMI PLAY

Di Teresa delli Priscoli. KEEP IT PLASTIC FREE. THERE IS NO PLANET B. A parte la chiara assonanza che rende musicale lo slogan, i motivi del suo appeal in realtà sono ben altri. Ad oggi, infatti, la campagna Plastic Free ha sensibilizzato una bella fetta della popolazione mondiale! 

Ma cosa vuol dire Plastic Free? Plastic free significa letteralmente “libero dalla plastica”. Il motivo per cui se ne parla tanto? Perché la plastica sta letteralmente invadendo le spiagge e i mari del nostro pianeta. Secondo gli esperti, ci sarà più plastica che pesci entro il 2050.

Per fare un esempio a noi geograficamente vicino, uno studio della Commissione Europea ha rivelato che più dell’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica: nello specifico gli oggetti di plastica monouso rappresentano il 50%, e la restante percentuale è data da oggetti collegati alla pesca. In altre parole, le acque sono invase da sacchetti di plastica, bottiglie, flaconi, tappi, stoviglie (per citarne solamente alcuni) compromettendo l’habitat e la vita delle creature marine, e così ne vengono invase le spiagge, dove le correnti trascinano i rifiuti. Oggetti di uso quotidiano di cui ben poco si sa una volta che vengono dismessi dal consumatore. 

La plastica, a partire dalla sua introduzione, ha rivoluzionato le nostre vite. E’ un materiale leggero, malleabile e di facile lavorazione, e – altro fattore determinante – decisamente economico rispetto alla concorrenza di cartone, vetro e cotone. Ragione, quest’ultima, che ha trovato un momento favorevole nel boom economico del secondo dopoguerra, tanto da essere impiegata anche nelle vernici e nell’industria tessile. A testimonianza di ciò, nel 1957 il filosofo Roland Barthes scriveva:

La gerarchia dei materiali è finita: uno solo li ha sostituiti tutti.

Barthes R., Mythologies 1957.

La plastica è così economica che è stata destinata all’usa e getta: le aziende, per anni, sono state felici di produrre ex novo e vendere prodotti in plastica, e i consumatori hanno trovato il suo impiego semplice e comodo, oltre che a basso costo. La plastica, dunque, è diventata lo specchio sociale del consumismo fino a creare, negli anni, un inquinamento la cui portata è seriamente preoccupante.

Certo, il riciclaggio della plastica è stato un primo passo verso la soluzione del problema, ma ciò non tiene conto del fatto che questo materiale degrada notevolmente ogni volta che viene riciclato. Il che significa che, ad esempio, da una bottiglia in plastica non si ricaverà nuovamente una bottiglia in plastica ma delle fibre tessili che, in un processo di riciclaggio ulteriore, verranno impiegate come isolanti. Fine del processo. Il riciclaggio della plastica è, dunque, una strada a senso unico, a cui si aggiunge il fatto che non tutta la plastica viene riciclata.

Perché abbiamo deciso di eliminare la plastica dalla nostra vita?

Premessi i motivi della “gloria” della plastica, come si è arrivati al Plastic Free? Cosa ha smosso le nostre coscienze?

All’inizio degli anni ’90, i ricercatori hanno osservato che il 60-80% dei rifiuti rinvenuti negli oceani era costituito di plastica non biodegradabile, oltre che in continuo aumento. Ma immagini forse ancor più forti sono state quelle delle microplastiche, ossia frammenti di plastica che, riversati in mare, vengono scambiati per cibo da uccelli e creature marine che muoiono poi per indigestione o soffocamento. Un impatto devastante sull’intero ecosistema e sull’uomo. Non va trascurato il fatto che, una volta ingeriti dagli animali, questi materiali entrano nella catena alimentare e nell’alimentazione umana. 

Un’attenzione particolare la meritano proprio le microplastiche, che avvelenano le acque con modalità che nemmeno immaginiamo. Basti pensare che il 35% delle microplastiche deriva dal lavaggio di capi sintetici, durante il quale vengono rilasciati residui di nylon o altri materiali plastici che vengono così dispersi e riversati nelle falde acquifere. Il 28% è invece dovuto all’abrasione degli pneumatici durante la guida mentre il 2% da microplastiche aggiunte nei prodotti per la cura del corpo (ad esempio gli scrub). Anche i mozziconi di sigaretta rilasciano microplastiche letali per la fauna e per i nostri mari.

Come diventare plastic free

Dunque, una volta reso noto l’impatto ambientale della plastica e svegliate le coscienze, si è registrata una forte sensibilizzazione ambientale! Nessuna campagna ambientale ha visto prima una tale adesione e una tale risonanza, la popolazione si è sentita responsabile diretta dell’inquinamento ma allo stesso tempo ha compreso il ruolo primario nella riduzione dell’impatto ambientale dei rifiuti in plastica, ed è iniziata una vera e propria battaglia plastic free. Una battaglia partita dal basso, dal consumatore ora attento e sensibilizzato all’ambiente, contro vasetti di yogurt, contenitori per alimenti, vaschette di frutta e verdura, sacchetti e stoviglie monouso, flaconi per l’igiene personale e casalinghi, imballaggi, blister per i medicinali, cannucce, cotton fioc, e così via. Una battaglia che comporta vantaggi non solo in termini ambientali, ma anche in termini economici e di riduzione degli sprechi.

Una lotta portata avanti anche a colpi di hashtag, che in nome di foto e post #plasticfree corre sui social e raggiunge gli utenti più disparati. 

Cosa significa essere plastic free?

Abolire la plastica è possibile con piccoli accorgimenti, rieducando se stessi e modificando le proprie abitudini quotidiane. Vediamo in che modo:

  • sostituendo i sacchetti di plastica con buste di stoffa;
  • utilizzando prodotti per la pulizia e per l’igiene personale in formato solido e privo di packaging, oppure alla spina, riempiendo i contenitori presso gli appositi distributori;
  • eliminando le stoviglie in plastica;
  • prediligendo tè e tisane sfusi alle bustine;
  • sostituendo le bottiglie in plastica con bottiglie in vetro oppure borracce in alluminio;
  • utilizzando spazzolini biodegradabili in bamboo (ebbene sì, gli spazzolini da denti sono un altro prodotto in plastica che contribuisce all’inquinamento);
  • sostituendo le cannucce in plastica con alternative in bamboo oppure acciaio (avete mai pensato di sostituire le cannucce con la pasta? Un formato perfetto sono gli ziti lunghi!);
  • sostituendo le spugne per i piatti con spugne in materiale vegetale;
  • comprando uova, frutta e verdura sfuse da portare a casa in sacchetti di stoffa anziché prodotti preimballati;
  • preferendo prodotti confezionati in vetro o alluminio;
  • prediligendo sempre prodotti biodegradabili;
  • utilizzando capsule per caffè compostabili, o la cara vecchia moka;
  • sostituendo salviette e dischetti struccanti usa e getta con un asciugamano o un panno di lino;
  • abolendo pellicole di plastica per conservare cibi;
  • evitando tessuti sintetici e preferendo tessuti naturali.

Plastic Free in Italia: le iniziative

A favore dell’abolizione – o riduzione – della plastica troviamo anche l’attenzione e l’azione di Governi e Comuni che si susseguono nel legiferare in virtù di questa causa nobile. Foriera nel nostro Paese è stata la campagna del Ministero dell’Ambiente #IoSonoAMBIENTE, lanciata ad ottobre 2018 con lo scopo di sensibilizzare la pubblica amministrazione italiana ad una condotta plastic free.

Sono numerosi i comuni italiani che hanno aderito alla campagna, primo tra questi il comune delle isole Tremiti che da maggio 2018 vieta la plastica sulle isole. L’elenco aggiornato dei comuni italiani plastic free lo trovi qui.

Lo scorso marzo il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva che vieterà entro il 2021 l’immissione sul mercato di alcuni prodotti in plastica monouso nell’ambito degli Stati membri. Nello specifico, sono stati banditi i prodotti maggiormente rinvenuti sulle spiagge e nei mari, quali posate, piatti, cannucce, aste per palloncini, contenitori e bicchieri in polistirene espanso, agitatori per bevande.

Altri prodotti, come bicchieri in plastica e contenitori per alimenti, saranno invece oggetto di una politica di riduzione del consumo. I tappi di plastica di contenitori in vetro o metallo dovranno restare attaccati ai contenitori per la durata dell’utilizzo. Per i restanti prodotti in plastica, invece, si punta alla differenziazione o alla sensibilizzazione del consumatore (per il testo integrale della direttiva in italiano).

Sulla scia del Parlamento Europeo, il 4 aprile è stato approvato nel nostro Paese il DDL Salvamare, fortemente voluto dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (quando si dice nomen omen). Grazie a questo decreto i pescatori potranno portare a terra i rifiuti raccolti durante la pesca senza più venire inquisiti per trasporto illecito di rifiuti. Di fatto, le convenzioni internazionali impongono ai pescatori di rigettare in acqua i rifiuti raccolti dalle reti insieme ai pesci; grazie al decreto Salvamare invece avrà avvio la pulizia dei mari dalla plastica e dai rifiuti grazie al trasporto a terra dei RAP (rifiuti accidentalmente pescati).

Plastic free WWF

Non da meno è stato il contributo delle ONG e delle associazioni ambientaliste. La campagna “Now or Never” lanciata dal WWF questa estate ha fatto leva sulla stagione stessa, realizzando un video che mostra momenti quali tramonti in spiaggia, tuffi, bagni e selfie in riva al mare, e si conclude con l’immagine di una tartaruga morta su una spiaggia a causa dei rifiuti in plastica.

Plastic free legambiente

Legambiente con il rilancio della campagna contro i monouso “Usa e getta? No grazie” ha organizzato una serie di flashmob portando la Goletta Verde sulle spiagge italiane con l’obiettivo di sensibilizzare i bagnanti a fare a meno dell’usa e getta. Già nel 2018 era partita la campagna contro l’usa e getta, ripulendo più di 600 spiagge italiane e rimuovendo 200.000 rifiuti tra tappi e bottiglie, più di 100.000 cotton fioc e circa 62.000 tra piatti, bicchieri, posate e cannucce di plastica. Sempre più spiagge sostenibili e sempre meno rifiuti.

Plastic free greenpeace

Un altro contributo importante è quello di Greenpeace che ha lanciato una petizione online per chiedere alle grandi aziende e multinazionali di impegnarsi a ridurre la produzione di imballaggi in plastica e a sostituirli con materiali e sistemi di consegna alternativi. Un contributo importante a cui tutti possiamo prender parte (Greenpeace ha una sezione dedicata alla plastica dal 2015). La petizione è disponibile al link.

Io ho appena firmato, tu cosa aspetti?!

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