La felicità del cactus è la storia di una donna, Susan, di Birmingham ma londinese d’adozione, che coltiva cactus: ne ha una collezione divisa tra la casa e l’ufficio.

Ha una vita ben organizzata. Non ha particolari picchi di insofferenza nei confronti della propria condizione. Vive una relazione molto libera ed indipendente con Richard, un uomo d’affari che incontra generalmente il mercoledì sera quando lui è in città. Durante questi incontri, vanno al cinema, a teatro: contesti che a Susan piacciono e per i quali ha arricchito il suo guardaroba.

Susan ha una famiglia con dei problemi come tutte le famiglie normali. Nessuna perfezione nel fratello, Edward, nella madre benché meno nel padre, uomo di grande cultura, professore universitario ma con il vizio dell’alcol che condiziona irrimediabilmente la loro vita. La storia si dipana in questo contesto affettivo che è sia familiare che personale.

La felicità del cactus: la storia

Il romanzo inizia con la morte della madre. La donna, reduce dal secondo ictus (più forte del precedente) si spegne nella sua casa; a scoprire l’accaduto è Ed che chiama Susan per avvertirla di quanto accaduto.

Sin dalle prime battute e dal modo in cui l’autrice, caratterizza i personaggi, si intende la differenza tra i due. Edward, era l’amore incondizionato di una mamma che temeva potesse prendere gli stessi vizi del padre e dunque lasciare che il suo carattere così fragile potesse “rovinarlo” irrimediabilmente. Susan soffre questa situazione e ne percepisce la differenza di rapporto; dall’altro lato ne acquista autonomia e indipendenza, tratti meravigliosi del suo carattere che la rendono forte e determinata.

La spina del cactus numero 1

Nel testamento, la madre lascia l’usufrutto vitalizio della casa al figlio Edward; quando questi desidererà vendere, il ricavato sarà equamente diviso tra i due fratelli così come tutti gli effetti personali che, invece, possono essere divisi all’atto di morte.

Susan legge il testamento come un tradimento. Crede che il fratello si sia preso “gioco” delle condizioni, sicuramente poco lucine della madre, dopo il recente ictus. Al funerale poco convenzionale, seguono le ore trascorse da Susan nella casa materna dalla quale prende un portagioie e qualche effetto personale. Comincia per lei un vortice di sentimenti e un’analisi degli affetti che la sconvolgerà.

La spina del cactus numero 2

Dopo la morte della madre, Susan scopre di essere incinta di Richard, quell’uomo con il quale aveva in qualche modo trovato una serenità d’affetti che la rendeva felice. Le è molto chiaro sin da subito di voler essere una madre libera, indipendente, educatrice della figlia e unica responsabile di quello che diverrà. Ed ecco che questa consapevolezza le si rompe tra le mani perché la prima grande conclusione a cui arriverà è che condividere non significa in qualche modo dividere se stessi con qualcun altro ma trarne giovamento, sentire vicino una presenza.

La storia è scandita dai mesi della sua gravidanza che passa a volte, in secondo piano. Focus, infatti, diventa il testamento ed una convinzione: Edward ha sicuramente plagiato la mamma: da sola non avrebbe mai scelto di destinare a lui la casa. Così inizia un’indagine per cercare di ricostruire ciò che è veramente accaduto: la sua assenza in quei giorni così difficili per la madre, il ruolo di Edward, dell’esecutore testamentario, il ruolo del Parroco della Chiesa frequentata dalla madre.

Nel momento in cui le ricerche sembrano condurla ad un punto di svolta e finalmente intono a lei le persone sembrano riconoscere un fondo di verità nella sua tesi: la storia cambia.

La spina del cactus numero 3

Una certa rivelazione scioglie i dubbi. Qui c’è tutta la bravura della Haywood che lascia intravedere un’ombra in tutta la storia, dei punti interrogativi difficili da sciogliere eppure non si riesce ad afferrarne il motivo preciso.

Le ultime 100 pagine dimostrano come il cerchio si chiuda intorno ad una risposta che per quanto impossibile, risulta l’unica verità. Il libro si chiude con il parto di Susan e il suo cedimento davanti ai dolori di questo momento così magico. Qui la sua indipendenza lascia il posto all’aiuto (metaforico delle medicine prima e di un cesareo poi), per evitare che tutta questa sua forza possa farle sono del male.

I temi

Susan analizza gli affetti in modo preciso da diversi punti di vista.

L’affetto che prova verso se stessa. Schiena dritta, forte, determinata, senza paura.

L’affetto familiare.Una madre anaffetiva. E l’anaffezione è un sentimento all’interno del quale navigherà per tutta la vita riconoscendo al fratello un bisogno maggiore della madre.

L’affetto maschile.Il padre alcolizzato è ai suoi occhi irruente, insopportabile, da allontanare; Edward, inaffidabile per eccellenza, continua ad esserlo. E’ qui che alberga la difficoltà di accettare Richard e si leggerà anche di un altro uomo che diventerà molto importante per lei.

L’affetto in generale.La zia Sylvia, dal ruolo inaspettato; le due cugine gemelle, caratteri antitetici a lei perché mamme, spose e completamente devote alla madre; Kate, l’amica che non ti aspetti con la quale sperimenta il piacere del dialogo a due, da cui si riceve sempre qualcosa.

Menzione d’onore, dunque, alla scrittrice Sarah Haywood e alla traduzione per Feltrinelli di Chiara Mancini.

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