Spugne vegetali: cosa sono e quali materiali scegliere

Leggi l’articolo sulle spugne vegetali ascoltando Hold my Girl di George Ezra.

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Di Teresa Delli Priscoli. Quando parliamo di plastica e di dritte per ridurre -sino ad eliminare- l’inquinamento da plastica, non possiamo non parlare delle spugne. Di fatto le spugne tradizionalmente usate sono composte da fibre sintetiche che, in un primo momento, finiscono negli scarichi sotto forma di microplastiche, per poi essere smaltite con i restanti rifiuti una volta terminato il loro utilizzo. Parliamo, dunque, dell’ennesima fonte di inquinamento da plastica, che è possibile però debellare passando all’utilizzo di spugne vegetali, le quali rappresentano alternative naturali e biodegradabili, ad impatto ambientale assolutamente sostenibile!

In particolare, le spugne vegetali maggiormente utilizzate sono le spugne in luffa, in sisal e in konjac.

Le spugne in luffa

Le spugne in luffa sono spugne di origine 100% naturale e vegetale, perchè prodotte a partire dalla pianta della luffa, ai più ignota ma diffusissima in Asia. La luffa è, per l’appunto, una pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee. Ve ne sono circa una decina di specie ma quella che viene poi trasformata in spugna è la Luffa cylindrica (o Luffa aegyptica), i cui frutti hanno un aspetto allungato e cilindrico che ricorda la forma del cetriolo, e possono raggiungere i 50 cm di lunghezza. 

Ma come si fa a ricavare una spugna da una pianta di luffa?

Il procedimento è facilissimo, tanto che possiamo coltivarle anche nel giardino di casa nostra! La coltivazione richiede dei piccoli accorgimenti ma vedremo che è davvero alla portata di tutti! Partiamo col dire che il procedimento è simile alla coltivazione della zucca, ma con delle piccole variazioni. Innanzitutto la semina va fatta a inizio primavera: i semi sono facilmente reperibili presso un vivaio oppure un centro agrario e vanno messi a distanza di almeno 50 cm l’uno dall’altro, così i nutrimenti non verranno “rubati” dai semi vicini. Altra cosa importante è che da agosto in poi è opportuno non innaffiare la pianta per permettere la formazione dello scheletro spugnoso.

Il frutto della luffa deve maturare sulla pianta, e la maturazione sarà riconoscibile dal colore della buccia che da verde diventa marrone (dopo circa cinque o sei mesi). A maturazione avvenuta si raccolgono i frutti e si lasciano essiccare per qualche giorno, dopodiché si elimina la buccia (tirando dal picciolo come con le banane) e si ricava l’interno spugnoso, dal quale andranno tolti semi e impurità. Per farlo il modo migliore è lasciarlo macerare in acqua e poi schiacciarlo più volte, ripetendo se necessario. Una volta terminato, la luffa essiccata e pulita viene tagliata in vari pezzi che diventeranno ciascuno una spugna. I semi invece possono essere conservati per ripetere la coltivazione la primavera successiva. 

La spugna di luffa, quindi, è completamente naturale, ecologica, ecosostenibile e biodegradabile e può essere utilizzata sia per il corpo -rappresenta infatti un ottimo esfoliante e il suo massaggio attiva il microcircolo-, sia per la detersione del viso se unita a detergenti ad azione struccante, e sia per i piatti e la pulizia della casa. Una volta rovinata, può essere smaltita con i rifiuti umidi, trattandosi di materiale 100% organico. Un altro punto a favore è che questa spugna non trattiene il sapone, pertanto si presenta come un’alternativa igienica.

 Se non coltivata in casa, può essere facilmente reperita presso i negozi di prodotti biologici oppure online. Quanto costa una spugna in luffa? Il costo è davvero irrisorio, e oscilla nell’ordine di un paio di euro! Tutti punti a favore, insomma! 

Le spugne in sisal

Un’altra valida alternativa di origine vegetale ed ecosostenibile è, appunto, la sisal, una fibra vegetale che si ottiene dalle foglie dell’Agave sisalana, pianta grassa originaria del Messico. Non solo spugne ma anche spazzole, borse, coperte, abiti e tappeti vengono realizzati in sisal, il che fa intendere benissimo la diffusione di questa fibra. Insieme ad altri materiali vegetali come il lino, la luffa, il bambù e la canapa è una delle più valide alternative ai prodotti di origine sintetica e artificiale. Come le spugne in luffa, anche le spugne in sisal hanno benefici notevoli per l’estetica: esfoliano la pelle, riattivano la circolazione sanguigna e favoriscono la naturale rigenerazione dell’epidermide.

Attenzione però! Sono sconsigliate in caso di condizioni cutanee sensibili, irritate o già infiammate. Facilmente reperibili nei negozi bio o di prodotti per l’igiene personale, il loro costo è leggermente superiore rispetto alle spugne in luffa ma rimane comunque un costo accessibile!

Le spugne in konjac

Non c’è due senza tre! La terza alternativa che vi propongo è la spugna in konjac, anch’essa di origine 100% vegetale e biodegradabile. Viene prodotta a partire dalla radice di konjac, un tubero asiatico che cresce ad alta quota in Corea e in Giappone, dove l’aria è di fatto più pura. Il suo bulbo viene essiccato e ridotto in polvere e, miscelato con acqua, si trasforma in una fibra che viene cotta, diventando così una spugna! Può contenere additivi quali l’argilla rossa con proprietà anti-età e illuminant, argilla verde detox indicata per le pelli oleose, il carbone di bambù purificante e l’aloe vera lenitiva.

Anche questa spugna trova applicazioni estetiche e, come le spugne in sisal e in luffa, esfolia la pelle e riattiva la microcircolazione. Altra chicca è la sua natura alcalina, che riequilibra l’acidità e il ph della pelle. Molto più delicata rispetto al sisal e alla luffa, può essere usata anche solo con acqua e va cambiata ogni tre mesi.

Facilmente reperibile nei negozi di estetica quali Kiko, Yves Rocher e Sephora. Le spugne in luffa, sisal e konjac sono una valida alternativa anche per chi ha adottato uno stile di vita vegano. Già, perché in commercio troviamo anche le spugne di mare, di origine animale e anch’esse naturali, ma il loro impiego ha sicuramente un impatto sull’ecosistema che può essere arginato ed evitato grazie all’utilizzo delle spugne vegetali.

Non resta, dunque, che provarle tutte per decidere quale sia la fibra più adatta ad ognuno! Perchè VEGETALE E’ BELLO!


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